{"id":3862,"date":"2020-01-13T11:30:59","date_gmt":"2020-01-13T11:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/galleriaborghese.beniculturali.it\/en\/?p=3862"},"modified":"2026-02-02T12:10:34","modified_gmt":"2026-02-02T12:10:34","slug":"i-borghese-e-lantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/galleriaborghese.cultura.gov.it\/en\/i-borghese-e-lantico\/","title":{"rendered":"THE BORGHESE FAMILY AND ANTIQUITY"},"content":{"rendered":"<p>Dal 7 dicembre 2011 fino al 9 aprile 2012 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma, diretta da Rossella Vodret, presenta la mostra I Borghese e l\u2019Antico, organizzata dalla Galleria Borghese con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre. I pi\u00f9 importanti capolavori dell\u2019arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi nucleo essenziale della raccolta di antichit\u00e0 del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originaria.<\/p>\n<p>La mostra I Borghese e l\u2019Antico \u00e8 curata da Anna Coliva, Direttore \u2010 Galleria Borghese, Marie-Lou Fabrega Dubert, Charg\u00e9e de mission D\u00e9partement des Antiquit\u00e9s grecques, \u00e9trusques et romaines \u2013 Mus\u00e9e du Louvre, Jean-Luc Martinez, Directeur D\u00e9partement des Antiquit\u00e9s grecques, \u00e9trusques et romaines \u2013 Mus\u00e9e du Louvre, e Marina Minozzi, Storico dell\u2019arte direttore coordinatore \u2013 Galleria Borghese; coordinata da MondoMostre e resa possibile dal sostegno di Arcus, Enel, BNL BNP Paribas, Ferrero e Air France. Evento eccezionale e unico, la mostra celebra il patrimonio storico\u2010artistico italiano in occasione del 150\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Tornano alla Galleria Borghese, per la prima volta dopo 200 anni, 60 opere illustri come il Vaso Borghese, con scene dionisiache, l\u2019Ermafrodito dormiente, restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno e Bacco bambino, le Tre Grazie e il celebre Centauro cavalcato da Amore, che mai prima d\u2019ora hanno lasciato il Museo parigino.<br \/>\nPer quattro mesi la Galleria Borghese ospita i capolavori della pi\u00f9 grande e importante raccolta di antichit\u00e0 esistente al mondo, restituendo alla collezione formata dal cardinal Scipione Borghese, all\u2019inizio del Seicento, la sua sede d\u2019origine. Il patrimonio archeologico dei \u201cmarmi Borghese\u201d, oggi gloria classica del Louvre, costituisce una delle pi\u00f9 \u201csensazionali vendite mai avvenute\u201d. Nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accett\u00f2 di vendere 695 pezzi tra statue, vasi e rilievi alla Francia per volont\u00e0 del cognato Napoleone, che perseguiva il proposito autocelebrativo di dotare la capitale del suo impero del museo pubblico pi\u00f9 importante delle arti universali &#8211; il Museo del Louvre, gi\u00e0 Mus\u00e9e Central des Arts, che tra il 1803 e il 1815 prese il nome di Mus\u00e9e Napol\u00e9on.<\/p>\n<p>Incaricato da Napoleone di stimare la collezione Borghese in vista del suo acquisto, Ennio Quirino Visconti, antiquario di fama, fu il responsabile dell\u2019acquisizione pi\u00f9 importante della storia delle raccolte d\u2019arte antica del Louvre. L\u2019idea che anim\u00f2 il progetto \u00e8 espressa bene da Denon, direttore dei Musei imperiali, che sapeva come blandire l\u2019orgoglio dell\u2019imperatore: in tutte le lettere che gli invia sull\u2019argomento non trascura mai di associare le belle arti al prestigio imperiale: \u201cil secolo di Napoleone deve essere il secolo delle belle arti come \u00e8 quello degli eroi\u201d, scrive all\u2019imperatore, \u201cil pi\u00f9 potente protettore delle belle arti, primo sovrano d\u2019Europa\u201d. La scelta privilegiata dell\u2019arte antica doveva, dunque, contribuire al prestigio dell\u2019imperatore che si dichiarava erede della romanit\u00e0. Era nelle intenzioni di Visconti e Denon scartare le opere \u201cmoderne\u201d nella convinzione che solo l\u2019arte antica potesse arricchire la scienza e formare il \u201cvero gusto\u201d. La volont\u00e0 di Napoleone di acquisire la collezione Borghese rispondeva alle aspettative scientifiche dell\u2019antiquario Visconti di favorire il progresso della scienza (attraverso lo studio delle opere acquisite), di contribuire alla formazione degli artisti attraverso lo studio dei modelli antichi, ma soddisfaceva anche il gusto del pubblico e contribuiva, dunque, ad affermare l\u2019identit\u00e0 dei cittadini e dell\u2019imperatore come eredi della classicit\u00e0.<\/p>\n<p>Le opere partirono per Parigi in due fasi ben documentate dai materiali conservati presso gli Archivi nazionali di Parigi e la Biblioteca di Besan\u00e7on. Le opere pi\u00f9 belle partirono immediatamente con due convogli via terra; la seconda parte, che doveva essere inizialmente trasferita via mare, raggiunse il Museo solo nel 1811 con un trasporto anch\u2019esso via terra, reso possibile dall\u2019intervento del commissario francese, Pierre\u2010Adrien P\u00e2ris, nominato dal Ministro francese dell\u2019Interno e incaricato dell\u2019imballaggio e della spedizione degli oggetti acquisiti. Il valore commerciale dei pezzi calcolato inizialmente da Visconti era di circa 6 milioni di franchi, ma la somma finale, che venne pattuita effettivamente per la vendita, risulta di 13 milioni di franchi. Tale incremento di prezzo, che raddoppi\u00f2 in meno di un anno dalla valutazione alla firma del contratto di vendita, si spiega con alcune considerazioni. Per prima cosa il principe Camillo non aveva alcuna fretta di vendere e dunque doveva essere incoraggiato a compiere l\u2019operazione, inoltre nel prezzo della vendita sono da considerare le eventuali operazioni di restauro dopo gli invasivi interventi per la rimozione delle sculture e dei rilievi dall\u2019architettura della Villa. La somma pattuita venne di fatto solo in parte corrisposta: dei 13 milioni di franchi ne furono versati 8, la cifra restante fu solo parzialmente coperta dalla cessione del feudo di Lucedio, presso Vercelli in Piemonte, dove Camillo si trasfer\u00ec come governatore generale dei dipartimenti transalpini dell\u2019impero francese.<\/p>\n<p>La formazione della raccolta Borghese di antichit\u00e0 si deve al cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che acquist\u00f2, a breve distanza di tempo, due collezioni: la prima nel 1607, quella di Lelio Ceoli, collocata nel palazzo eretto dal Sangallo in via Giulia; subito dopo, nel 1609, si assicur\u00f2 quella formata dallo scultore Giovanni Battista Della Porta. A questi due primi nuclei si aggiunsero ben presto altre opere di straordinaria importanza, acquisite da altre collezioni o pervenute attraverso ritrovamenti fortuiti. Le sculture, inizialmente destinate alla residenza in Campo Marzio e a quella di Borgo, nonch\u00e9 alla villa sul Quirinale, furono ben presto trasferite, quasi per intero, nella villa suburbana, completata nel 1613 e concepita dal cardinale appositamente per l\u2019esposizione delle sue collezioni di pittura e scultura. L\u2019importanza delle sculture negli intenti decorativi del nuovo edificio appariva evidente fin dall\u2019esterno della palazzina: le statue e i rilievi costituivano il prezioso ornamento delle facciate e scandivano il disegno dei viali e dei piazzali antistanti la \u201cVilla Burghesia\u201d.<\/p>\n<p>Anche alla fine del Settecento, quando la Villa Borghese fu rinnovata per volere del principe Marcantonio Borghese, furono le opere di scultura a determinare i punti focali dell\u2019allestimento. L\u2019architetto Antonio Asprucci dispose i maggiori capolavori della celebre collezione Borghese secondo un nuovo criterio espositivo, ponendoli al centro di ogni sala e raccordando l\u2019intero tema decorativo dell\u2019ambiente, dalle pareti alla volta, al nucleo iconografico del gruppo scultoreo. Si cre\u00f2, cos\u00ec, l\u2019aspetto con cui il Museo appare ancora oggi nel suo splendore di marmi, pietre dure e mosaici. Tra la fine del 1807 e il 1808, in seguito alla cessione a Napoleone Bonaparte, le sculture archeologiche della Villa furono trasportate a Parigi. La perdita di questa straordinaria collezione ebbe un impatto fortissimo sulle coscienze del tempo. Antonio Canova, che sulle sculture della Villa aveva condotto il suo appassionato studio dell\u2019antico, l\u2019avrebbe definita nel 1810 davanti a Napoleone \u201cuna incancellabile vergogna\u201d per la famiglia che possedeva \u201cla villa pi\u00f9 bella del mondo\u201d. Il Cardinal Casoni prov\u00f2 in tutti i modi, rifacendosi alla legislazione pontificia, di salvare la collezione Borghese dall\u2019acquisizione napoleonica. Il tentativo non ebbe, tuttavia, alcun esito data la situazione politica, che fece registrare in quel giro d\u2019anni un assoluto predominio dei francesi a Roma.<\/p>\n<p>Camillo, dopo la \u201csciagurata\u201d vendita, cerc\u00f2 di ripristinare, per quanto possibile, la collezione attraverso il recupero di reperti archeologici provenienti da scavi e acquisti, alcuni di notevole importanza, come il Fauno Danzante restaurato da Bertel Thorvaldsen. Le nuove acquisizioni, operate nel corso dell\u2019Ottocento, costituiscono l\u2019attuale collezione archeologica conservata presso la Galleria Borghese. La vicenda della vendita della collezione Borghese fu cos\u00ec scioccante da suscitare una nuova consapevolezza del rischio incombente sulle opere d\u2019arte italiane e pose le basi dei primi veri provvedimenti di tutela del patrimonio artistico nazionale, come l\u2019editto del cardinal Pacca emesso nel 1820 e ripreso da numerosi governi preunitari.<\/p>\n<p>La scelta delle opere si incentra sulle sculture pi\u00f9 celebri della collezione Borghese che ritrovano la loro collocazione nella sala che ne celebrava l\u2019importanza, secondo i criteri ricostruibili per i diversi allestimenti. Al piano terreno la mostra ripropone l\u2019allestimento tardo\u2010settecentesco realizzato dall\u2019architetto Antonio Asprucci. Attraverso il ricorso ai disegni di Charles Percier, restituiti mediante grandi riproduzioni, le sculture sono collocate rievocando l\u2019aspetto della Villa come si presentava alla fine del Settecento. Per il periodo della mostra \u00e8, dunque, possibile fare un vero e proprio \u201csalto indietro nel tempo\u201d, agli anni in cui tutta Europa guardava alla Villa Borghese come al nuovo modello di esposizione e interpretazione dell\u2019antico.<\/p>\n<p>Al primo piano della Villa \u00e8 rievocato l\u2019allestimento del Seicento, quando le opere di scultura erano esposte insieme ai dipinti in una suggestiva sequenza di immagini. Alcuni dei capolavori, come le Tre Grazie e il Centauro cavalcato da Amore, tornano nelle sale che per oltre un secolo e mezzo furono ad essi intitolate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 7 dicembre 2011 fino al 9 aprile 2012 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma, diretta da Rossella Vodret, presenta la mostra I Borghese e l\u2019Antico, organizzata dalla Galleria Borghese con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre. 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