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IL RAPIMENTO DI PROSERPINA. PLUTONE E IL MONDO SOTTERRANEO


IL RAPIMENTO DI PROSERPINA. PLUTONE E IL MONDO SOTTERRANEO

Nel V libro delle Metamorfosi, Ovidio racconta il rapimento di Proserpina da parte di Plutone, signore degli inferi. La giovane, intenta a raccogliere fiori, viene catturata e trascinata nel regno dei morti. La madre Cerere, dea delle messi, sconvolta dalla perdita, rende la terra sterile, provocando una grave carestia. Solo l’intervento di Giove ristabilisce un equilibrio: Proserpina, dopo aver mangiato alcuni chicchi di melograno che la legano al mondo sotterraneo, potrà trascorrere parte dell’anno sulla terra e parte accanto a Plutone. Il mito spiega così l’alternarsi delle stagioni: quando la dea ritorna dalla madre, la natura rifiorisce; quando discende negli inferi, la terra si inaridisce e si prepara al riposo.

La forza drammatica di questo racconto ha profondamente ispirato gli artisti di ogni tempo. Le opere in mostra restituiscono con forza la potenza evocativa del racconto ovidiano, delineando l’immaginario legato a Plutone. Dalla classicità del gruppo romano di Ercole e Cerbero, che introduce il cane a tre teste, guardiano dell’oltretomba e simbolo del confine tra vita e morte, al sarcofago con la narrazione delle scene del mito, si passa al dipinto di Agostino Carracci (1557–1602) con Plutone. Il percorso prosegue con Orfeo ed Euridice di Rubens (1577–1640), che raffigura i due innamorati mentre avanzano nelle tenebre del Tartaro “attraverso muti silenzi”.

Al centro della sezione il capolavoro della Galleria Borghese: il Ratto di Proserpina di Bernini (1598– 1680), in cui il mito si traduce in una scena di straordinaria intensità: le dita di Plutone che affondano nella carne della giovane, il volto di Proserpina segnato dal terrore e il movimento vorticoso dei corpi rendono visibile attraverso la materia i versi concitati del poeta mentre narra il rapimento.




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