ARACNE: TESSERE LE STORIE
Nel VI libro delle Metamorfosi, Ovidio racconta la vicenda di Aracne, giovane tessitrice della Lidia celebre per la sua straordinaria abilità. Fiera del proprio talento, la fanciulla osa s dare Minerva in una gara di tessitura. Mentre la dea raf gura il potere degli dèi e le punizioni in itte ai mortali, Aracne sceglie di rappresentare gli inganni e le metamorfosi con cui gli dèi seducono uomini e donne. Il suo arazzo è tanto perfetto da suscitare l’ira di Minerva che, incapace di trovarvi errori, distrugge il lavoro della giovane e la trasforma in ragno, condannandola a tessere per l’eternità.
Nel racconto ovidiano, la tessitura diventa metafora della creazione poetica e della capacità dell’arte di trasformare le parole in immagini. Tintoretto (1518–1594) interpreta il mito scegliendo di rappresentare il gesto stesso del tessere: Aracne lavora al telaio sotto lo sguardo pensoso di Minerva, in una scena che esalta invenzione intellettuale e pratica artistica. Nel dipinto del Prado, Rubens (1577–1640), concentra invece l’attenzione sul momento della punizione, quando la dea colpisce Aracne dopo aver contemplato il suo arazzo con il Ratto di Europa.
La sezione tenta di dare forma visibile ai versi evocati da Ovidio, trasformando i miti narrati dal poeta in arazzi e ribaltando così l’ecfrasi del racconto ovidiano. Le storie di Bacco e Arianna, Pan e Siringa e Diana e Procri traducono il poema in preziose super ci tessili, dove il lo sostituisce il colore e la narrazione si costruisce attraverso episodi intrecciati e continui richiami visivi. Il mito di Aracne conduce inevitabilmente agli amori di Giove raf gurati nel suo tessuto e introduce naturalmente la sezione successiva dedicata a Leda e il cigno, dove il mito prende corpo tra materia scolpita, pittura e invenzione artistica