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BIOGRAFIA


BIOGRAFIA

Marcello Provenzale (Cento, battezzato 8 gennaio 1576 – Roma, 4 giugno 1639) fu tra i principali protagonisti della rinascita del mosaico a Roma nel primo Seicento. Formatosi tra Cento e Roma, dove è documentato già nel 1600 nel cantiere della basilica vaticana, si specializzò nell’arte musiva in un momento di forte rilancio promosso dalla committenza pontificia. Partecipò ai lavori della cupola e della cappella Clementina in San Pietro, distinguendosi per una tecnica raffinata, capace di imitare gli effetti pittorici attraverso l’uso di tessere minute e materiali diversificati.

Il suo nome è tuttavia legato in modo particolare alla committenza dei Borghese e, soprattutto, di Papa Paolo V e del cardinale Scipione, che ne sostennero a lungo l’attività e che ebbero dunque un ruolo centrale nella sua carriera artistica. Nel 1600 Provenzale donò la Madonna con il Bambino al cardinale e negli anni successivi consolidò il rapporto con la famiglia attraverso opere di alto valore celebrativo e simbolico.

Emblematica, nel 1614-15, la commissione dello stemma di Paolo V a mosaico nella navata centrale di San Pietro, incarico che testimonia la fiducia accordatagli dal pontefice anche nella progettazione araldica. Ancora più significativo fu il Ritratto di Paolo V Borghese (1621), eseguito nell’anno della morte del papa: l’opera, lodata per la resa quasi pittorica della superficie musiva, rappresenta uno dei vertici del ritratto in mosaico del secolo.

Sempre alla committenza Borghese si devono inoltre tre capolavori firmati e datati: la Civetta e uccelli (1616) oggi agli Uffizi, l’Orfeo (1618) e il già citato Ritratto di Paolo V Borghese. L’Orfeo, con la presenza del drago araldico, costituisce un esplicito omaggio dinastico mentre la Civetta e uccelli celebra sullo sfondo imprese architettoniche promosse da Paolo V.

Accanto alla produzione autonoma, Provenzale fu attivo anche nel restauro – celebre l’intervento sul mosaico della Navicella di Giotto nella basilica di San Pietro tra 1617 e 1618 – e collaborò a imprese decorative e di arti applicate promosse sempre dall’entourage Borghese. Morì a Roma nel palazzo Borghese in Campo Marzio, suggellando con la sua vicenda biografica un lungo e privilegiato legame con la famiglia che ne aveva sostenuto l’ascesa artistica.




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