IL MITO DI PERSEO. LIBERARE LA FANCIULLA E PIETRIFICARE IL NEMICO
Accostato al mito di Pigmalione, il racconto di Perseo introduce una ri essione complementare sul tema della metamorfosi: mentre nel primo la materia si anima e prende vita, nel secondo sono gli esseri umani a essere trasformati in pietra.
Ovidio, nel IV libro delle Metamorfosi, narra come Medusa, un tempo fanciulla e sacerdotessa di Minerva, venga sedotta da Nettuno e punita dalla dea con una terribile trasformazione: il suo volto diventa mostruoso, i capelli si mutano in serpenti e il suo sguardo acquista il potere di pietri care chiunque lo incontri. Perseo, con l’aiuto di Minerva, riesce a scon ggerla senza incrociarne lo sguardo, decapitandola e utilizzando la testa della Gorgone come arma nelle imprese successive. Con essa libera Andromeda e affronta Fineo, fratello del re Cefeo e antico pretendente della giovane, che irrompe armato durante le nozze per rivendicare la sua mano. Nel momento decisivo, Perseo solleva il capo di Medusa e Fineo, insieme ai suoi compagni, viene trasformato in pietra.
Le opere restituiscono visivamente i momenti salienti del racconto, rendendo tangibile la forza drammatica del mito. Nel dipinto di Antonio Tempesta 1555 (ca. – 1630) e nella tela di Rutilio Manetti (1571–1639), Perseo è colto sopra il suo destriero alato nell’atto eroico del salvataggio di Andromeda; Sebastiano Ricci (1659–1734) rappresenta invece lo scontro con Fineo, ssando l’istante in cui la metamorfosi si compie e i corpi si irrigidiscono “come simulacri”, secondo i celebri versi di Ovidio. La Medusa di Rubens (1577–1640) restituisce con straordinaria intensità il volto reciso della Gorgone, traducendo in immagine la visione ovidiana: dal sangue di Medusa stillano serpenti, nati dalle gocce cadute sulla terra durante il volo di Perseo.
Il mito ovidiano rivela, dunque, il duplice volto della metamorfosi: forza distruttiva e, al tempo stesso, strumento di salvezza, capace di cambiare inesorabilmente il destino dell’uomo