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INTRODUZIONE


INTRODUZIONE

La mostra nasce per valorizzare il felice evento del ritorno alla Galleria Borghese del dipinto, l’Allegoria della buona speranza di Giovan Francesco Penni acquistato il 14 maggio 2025 (lotto 21) nell’asta di Pandolfini a Firenze, con una storia collezionistica che conferma indiscutibilmente un’importante e significativa provenienza Borghese.

La piccola tavola centinata, già riapparsa nel 2005 sul mercato antiquario, era parte della collezione del cardinale Scipione, dove risulta documentata in un suo inventario riconducibile al terzo decennio del Seicento (Corradini 1998), descritto come “Un quadro del ritratto d’una donna in piede con un fiore in mano tondo di sopra cornice negra, alto 1 ¼ largo 3/4. Raffael in tavola”. Esso compare, come anche nei successivi inventari, in pendant con un altro, sempre attribuito a Raffaello, di identiche misure e formato “Un quadro tondo di sopra con la Madonna, il Figliolo, e san Giovannino, alto 1 1/3 largo ¾ cornice negra. Raffael in tavola”, soggetto, quest’ultimo, inteso in modo palesemente erroneo dall’estensore dell’inventario se, come i passaggi della vicenda collezionistica sembrano aver confermato, in esso è piuttosto da individuare una figura femminile stante con due bambini al seno, da leggere come la personificazione della Carità ovvero Latona. A seguito della vendita di fine Settecento i dipinti lasciarono la collezione per l’Inghilterra.

In questa occasione viene ricomposta la coppia esponendola insieme al coevo e meraviglioso tondo dell’Adorazione del Bambino con San Giuseppe e San Giovannino della Abbazia della SS.ma Trinità di Cava de’ Tirreni (prima metà secondo decennio XVI sec.), una delle poche opere certe di Giovan Francesco Penni.

Sarà così offerto al pubblico un approfondimento su un pittore poco noto, dal catalogo esiguo ma di rilievo, attivo nella bottega di Raffaello. Le tre opere sono esposte nella sala IX del Museo, accanto e in dialogo con quelle del Maestro di Urbino, ma anche con i lavori dell’altro allievo e sodale di Penni, Giulio Romano, e di Perin del Vaga, che operò sugli stessi modelli, come conferma il confronto tra la sua Natività della collezione Borghese e il tondo di Cava. Si aggiunge infine il riferimento a Leonardo Grazia da Pistoia, allievo del Fattore.




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