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IL MITO DI PIGMALIONE: INNAMORARSI DELLE STATUE


IL MITO DI PIGMALIONE: INNAMORARSI DELLE STATUE

Tra i racconti più affascinanti delle Metamorfosi, quello di Pigmalione introduce una ri essione originale sul potere dell’arte e sulla sua capacità di dare forma al desiderio. Nel X libro, Ovidio narra dello scultore di Cipro che, deluso dalle donne, modella una gura femminile in avorio di una bellezza straordinaria, no a innamorarsene. Durante una festa dedicata a Venere, Pigmalione si rivolge alla dea chiedendo una sposa simile alla propria opera d’arte. La risposta è un prodigio: la materia si scalda, si ammorbidisce sotto il tocco dello scultore e si trasforma in corpo vivente. La statua prende vita, e l’arte sembra così oltrepassare i propri limiti, arrivando a imitare il potere stesso della creazione.

Nelle versioni dipinte di Pigmalione e Galatea di Gérôme (1824–1904), la metamorfosi coincide con l’istante del bacio: il marmo bianco della statua si trasforma gradualmente nella pelle viva di Galatea, mentre lo studio dello scultore, popolato di antichità e oggetti d’arte, diventa il luogo in cui immaginazione e realtà sembrano confondersi. Gérôme, pittore e scultore, si identi ca idealmente con il protagonista ovidiano, ri ettendo sul desiderio dell’artista di infondere vita alla materia. Anche Rodin (1840–1917) affronta il mito come meditazione sul processo creativo. Nella sua interpretazione, Galatea emerge ancora parzialmente dalla pietra grezza: il corpo sembra sospeso tra materia inerte e vita, rendendo visibile il momento stesso della trasformazione.




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