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Conferenze - Giornate di studio

Gli incontri scientifici le conferenze e le giornate di studio della Galleria Borghese


L’assurda storia di “Tobiolo e l’angelo” – Claudio Gulli, Scuola Normale Superiore

Immaginate di trovarvi di fronte a un’opera d’arte che sentite, con ogni fibra del vostro essere, essere un capolavoro assoluto. Ora immaginate che l’intera comunità scientifica dell’epoca vi dia dei folli. Questa è la storia del “Tobiolo e l’angelo” di Giovanni Girolamo Savoldo e della solitaria, ostinata battaglia di Giulio Cantalamessa, il direttore della Galleria Borghese che tra il 1909 e il 1911 rischiò la reputazione per un’intuizione. Il dipinto ci mostra l’angelo Raffaele in un gesto di familiare protezione mentre indica al giovane Tobia un pesce: un dettaglio non solo biblico, ma medico, poiché nelle sue viscere si nasconde il rimedio per la cecità del padre. Savoldo, maestro bresciano del Cinquecento, vi infuse una modernità sconvolgente, fatta di riflessi metallici sulle stoffe e una sensibilità psicologica che guardava ai giganti come Tiziano. Eppure, nonostante la sua bellezza folgorante, il quadro era considerato un “caso disperato”. Claudio Gulli della Scuola Normale di Pisa ci racconta che la trattativa per l’acquisizione da parte dello Stato era estenuante e il direttore temeva che il tempo giocasse a favore dei grandi collezionisti americani, pronti a colpire con assegni in bianco. In quegli anni, il mondo dell’arte era in fiamme: Henry James scriveva “The Outcry” proprio ispirandosi allo scandalo della vendita di opere europee all’estero, e la paura che l’Italia perdesse i suoi pezzi migliori era reale. Il nemico più grande di Cantalamessa, però, non erano i compratori stranieri, ma lo scetticismo dei suoi colleghi. Non vedevano la mano del maestro. Il quadro fu spedito a Milano, confrontato con le opere di Brera e di Windsor, ma il consenso tardava ad arrivare. Fu solo grazie all’intervento dei critici fiorentini, tra cui Carlo Gamba, che arrivò il sospirato riconoscimento: “Lo Stato non può farselo sfuggire”. Nel 1911, il Tobiolo trovò finalmente casa alla Galleria Borghese. Oggi, quel dipinto non ci parla solo di fede e guarigione, ma ci ricorda che ogni opera d’arte ha una seconda vita fatta di battaglie umane, di sguardi coraggiosi e di quella testardaggine che trasforma un oggetto contestato in un simbolo eterno della nostra cultura. “L’intervento si inserisce del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2022) «La Galleria Borghese e i suoi pubblici, 1888-1938» ed è stato realizzato in collaborazione con la Galleria Borghese.


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