IL POETA E IL LIBRO. LE METAMORFOSI DEL TESTO E IL PRIMUS AMOR DI APOLLO
Le Metamorfosi di Ovidio non sono state soltanto un inesauribile repertorio di racconti mitologici, ma anche un testo dalla straordinaria fortuna editoriale e interpretativa. Dalla loro reintroduzione nel curriculum scolastico medievale, il poema ha conosciuto continue “metamorfosi” letterarie e figurative: traduzioni, volgarizzamenti e moralizzazioni che hanno adattato il mito a nuovi contesti culturali, religiosi e sociali.
Un ruolo fondamentale ebbe l’Ovide moralisé, poema composto in Francia nei primi decenni del XIV secolo, che reinterpretava i racconti di Ovidio alla luce della morale cristiana, popolandoli di cavalieri e dame in abiti contemporanei e di riferimenti alle Scritture.
Con il Rinascimento si afferma un diverso rapporto con il poema: il recupero filologico del latino e la diffusione delle edizioni illustrate consentono un ritorno all’antico. Lo dimostra lo straordinario dipinto della National Gallery di Londra di Piero del Pollaiolo (1441 ca. – ante 1496) raffigurante Apollo e Dafne, in cui l’artista fiorentino traduce con pennellate energiche e incisive l’attimo della trasformazione, conferendo nuova vita ad uno degli episodi più celebri narrati dal poeta anche se trattandolo in maniera ancora distante dal recupero della forma classica del nudo (Libro I).
La ricezione letteraria e figurativa del racconto di Apollo e Dafne nel corso dei secoli entra in dialogo con il capolavoro di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), che costituisce la più spettacolare interpretazione del mito e addirittura dell’andamento dei versi del poema, diventando emblema per eccellenza dell’arte barocca.