LEDA E IL CIGNO
Il mito di Leda e il cigno appartiene agli amori di Giove. Nel VI libro il poeta lo introduce all’interno dell’arazzo tessuto da Aracne, dove sono raf gurati gli inganni e le metamorfosi con cui gli dèi seducono gli uomini. Tra queste immagini compare Leda, regina di Sparta e moglie di Tindaro, rappresentata “sotto le ali del cigno”: Giove, trasformato nell’animale, si unisce a lei generando diversi gli: dalle uova uscirono i gemelli divini Castore e Polluce, fratelli delle mortali Elena e Clitennestra. Pur occupando solo pochi versi del poema, il racconto conobbe una fortuna straordinaria. Nel Rinascimento, il mito divenne uno dei soggetti prediletti delle corti italiane, attratte dall’erotismo colto e so sticato delle favole ovidiane. La straordinaria diffusione di immagini dedicate a Leda all’inizio del Cinquecento sembra inoltre ri ettere il clima del dibattito sulla superiorità tra pittura e scultura, teorizzato pochi decenni più tardi dal poeta e umanista Benedetto Varchi (1503–1565). Le invenzioni di Leonardo (1452–1519) e Michelangelo (1575–1564), oggi perdute ma note attraverso copie e derivazioni, offrirono infatti due interpretazioni profondamente diverse del racconto.
Nella Leda della Galleria Borghese, derivata da un’invenzione leonardesca, il rapporto tra la donna e il cigno si svolge in una dimensione intima e sospesa, immersa in un paesaggio uviale; Michelangelo al contrario, accentuò la monumentalità del corpo e la tensione erotica della scena, trasformando il mito in un vigoroso intreccio di carne e piume. Da questa invenzione derivano il dipinto della National Gallery di Londra esposto in mostra e le interpretazioni scultoree del Victoria & Albert e del Bargello, riferite all’ambiente michelangiolesco di Vincenzo Danti (1530–1576) e Bartolomeo Ammannati (1511–1592). La sezione comprende anche la Danae di Correggio (1489/94 ca. –1534), altro celebre episodio degli amori di Giove: qui il dio discende come pioggia d’oro sul corpo della giovane rinchiusa dal padre Acrisio, traducendo il desiderio divino in una visione di intensa sensualità.