BIOGRAFIA
Giovan Francesco Penni, soprannominato il Fattore, nacque a Firenze nell’ultimo decennio del XV secolo; la data oscilla tra il 1488 e il 1496 per la mancanza di documenti certi. Morì a Napoli probabilmente nel 1528, anche se alcuni studiosi propongono il 1534. È ricordato come uno degli allievi più fedeli di Raffaello Sanzio, al punto che la sua personalità artistica si integrò profondamente in quella del maestro, rendendo complessa l’individuazione del suo contributo autonomo.
Si ritiene che Penni abbia incontrato Raffaello a Firenze tra il 1504 e il 1505, seguendolo poi a Roma intorno al 1508, nel grande cantiere dei Palazzi Apostolici Vaticani. Partecipò alle principali imprese romane: le Stanze e le Logge vaticane, gli affreschi della Farnesina e i cartoni per gli arazzi. Tuttavia, la misura del suo intervento nelle singole opere non è definibile con precisione, anche per la natura collaborativa della bottega raffaellesca.
Un ruolo centrale di Penni fu quello di tradurre le invenzioni del maestro in modelli grafici destinati alla bottega, rielaborando e perfezionando le idee iniziali. Proprio questa funzione di mediazione progettuale, essenziale ma discreta, spiega la difficoltà di riconoscerne con certezza la mano all’interno delle grandi imprese decorative romane.
Il corpus di opere attribuitegli con relativa concordia critica è ristretto. Tra queste figurano le tre opere riferibili all’inizio del secondo decennio del XVI secolo: le Tavolette centinate con l’Allegoria della Buona Speranza (Bona Spes), conservata alla Galleria Borghese, e l’Allegoria della Carità (Latona), in collezione privata, oltre al tondo con la Natività della Badia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni.
Alla morte di Raffaello, nell’aprile 1520, Penni ereditò la bottega insieme a Giulio Romano, assumendo la responsabilità di completare le commissioni in corso, tra cui la decorazione della Sala di Costantino e la pala di Monteluce. Nel 1524 seguì Giulio Romano a Mantova, chiamato da Federico II Gonzaga; in seguito si legò ad Alfonso d’ Avalos. Dopo il Sacco di Roma si stabilì definitivamente a Napoli, dove rimase attivo fino alla morte, collocata tra il 1528 e il 1534.