CAOS E CREAZIONE
Il percorso della mostra non può che aprirsi con il racconto della creazione del mondo narrato da Ovidio, soglia ideale che il visitatore deve attraversare per entrare nell’Universo delle Metamorfosi. Fin dai versi iniziali, il poeta trasforma in immagini la nascita del cosmo, dando forma al passaggio dal caos all’ordine e rendendo la metamorfosi il principio originario che governa la natura, gli dèi e gli uomini; un immaginario che, nelle opere d’arte, prende forma concreta e tangibile, traducendo la parola in visione.
Il caos primigenio – una massa informe e priva di ordine – viene domato da una misteriosa divinità che separa terra, acqua, aria e fuoco, trasformando la materia indistinta in armonia. Da questa prima metamorfosi prendono forma il cielo, i mari, le montagne e le foreste, dando origine a un mondo che, pur ordinato, rimane instabile e soggetto a continui mutamenti.
Le opere esposte in questa sezione restituiscono la forza visiva della cosmogonia. Nel Caos o Allegoria dei quattro Elementi di Louis Finson (1570/78–1617), i corpi intrecciati delle personificazioni di terra, acqua, aria e fuoco formano un vortice di energia e materia, evocando il momento primordiale in cui gli elementi non hanno ancora trovato equilibrio. L’incisione di Hendrik Goltzius (1558–1617) dedicata alla creazione del mondo traduce invece il racconto ovidiano in una struttura cosmica ordinata, dove la separazione degli elementi coincide con l’affermazione della forma sul caos.
Il confronto con la tradizione biblica emerge nel Paradiso terrestre di Herri met de Bles (1510 ca. –1566), in cui il racconto della Genesi si intreccia alla cosmologia antica, mostrando la persistenza di un immaginario comune fondato sulla nascita del mondo dalla materia informe.
La riflessione sul caos e sulla creazione prosegue nella modernità con Auguste Rodin (1840–1917) e Constantin Brancusi (1876–1957). Nella Terra di Rodin, una figura sembra emergere lentamente dal fango primordiale, ancora sospesa tra nascita e dissoluzione, mentre il Prometeo di Brancusi riduce la forma a un’essenza ovoidale, evocando insieme l’origine della vita e l’atto creativo. In entrambe le opere la metamorfosi non è più soltanto racconto mitologico, ma principio universale che governa la natura, il corpo e la materia.