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La seconda lingua degli italiani


Leda e il cigno: una scultura tra mito e storia – Massimo Osanna

Nella celebre Sala di Paolina Borghese, tra le numerose statue che inneggiano alla bellezza e alla sensualità, è custodita un’opera romana del III secolo d.C. profondamente interessante: il “Gruppo di Leda col cigno ed Eros”.

È il mito di Leda, un racconto che attraversa i secoli e continua a farci riflettere. Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le attività culturali, ci racconta che sebbene il restauro di fine Settecento ne abbia mutato l’aspetto originale, l’essenza dell’opera rimane intatta: il momento in cui la bellissima principessa accoglie il cigno. Ma dietro l’eleganza di quell’animale si cela Zeus, il re del trasformismo, che vuole con tenacia conquistare il cuore della sposa di Tindaro.

Zeus muta in cigno per sedurre Leda, regina di Sparta. Fingendo di scampare all’attacco di un’aquila, il dio trova rifugio nel seno della donna: da questa unione nascerà l’uovo da cui vedranno la luce i Dioscuri, la fatale Elena e la tragica Clitennestra. È un nucleo mitologico fondamentale che funge da enciclopedia dei comportamenti umani: amore e violenza, fedeltà e tradimento, fino alla premessa della Guerra di Troia.

L’opera che ammiriamo oggi è un affascinante mosaico storico. Studiando i materiali, notiamo che la testa è in marmo lunense di epoca Giulio-Claudia, raffigurante probabilmente Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio. Il corpo è invece un marmo greco di Paros del II secolo d.C., disteso su una roccia a evocare le rive del fiume Eurota. Questo accostamento, insieme alle integrazioni del cigno e dell’Eros, è frutto di un sapiente restauro di fine Settecento, volto a restituire completezza alla narrazione per fini espositivi. In origine, la statua era collocata presso il laghetto di Villa Borghese, inserita in quel paesaggio idilliaco e “all’inglese” voluto da Marcantonio Borghese. Spostata all’interno nell’Ottocento per proteggerla dalle intemperie, oggi dialoga perfettamente con la “Paolina” di Canova.

Se per gli antichi il mito di Leda poteva rappresentare la nascita dell’anima o la legittimazione di una dinastia regale, oggi ci parla ancora della tensione tra umano e divino, confermandosi un ponte eterno tra la storia e la nostra immaginazione.


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