Mostre
Le mostre temporanee della Galleria Borghese
Verso la mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti”
Mentre al Rijksmuseum di Amsterdam è in corso la mostra “Metamorphoses”, il dialogo con Ovidio prosegue e si prepara a raggiungere Roma. Da giugno 2026, la Galleria Borghese ospiterà “Metamorfosi. Ovidio e le arti”, con oltre 80 incredibili capolavori provenienti da istituzioni internazionali che metteranno in scena la potenza immaginativa del poema ovidiano. Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese e curatrice della mostra insieme a Frits Scholten, riflette in questo video con lo studioso Claudio Sagliocco sulla persistenza delle “Metamorfosi” nelle opere del museo. Nella Sala XIX è conservato il dipinto di Domenichino, noto come “La caccia di Diana”. Un titolo che racconta solo una parte della storia. Il quadro si rivela una vera celebrazione dell’agonismo: ninfe che si affrontano nella lotta, altre impegnate nella corsa, alcune sostengono una preda. Non soltanto una scena di caccia, ma una costruzione narrativa complessa. Il vero incanto dell’opera risiede però nel suo protendersi verso chi guarda. Domenichino rompe il confine tra tela e realtà: in primo piano, una ninfa fissa intensamente lo spettatore, ignorando i richiami delle compagne. Contemporaneamente, sulla destra, due giovani fanciulli spiano la scena nascosti tra gli arbusti. Sono i ninfoleptoi, i “rapiti dalle ninfe”, prigionieri di una visione divina che non dovrebbero abitare. Uno di loro ci rivolge un gesto inequivocabile: un invito al silenzio. Siamo stati trascinati dentro lo spazio sacro del quadro, diventando complici di uno sguardo proibito. Ma attenzione: come insegna il tragico destino di Atteone, raccontato da Ovidio, scontrarsi inavvertitamente con il divino può essere fatale. Il dipinto ci invita a osservare, ma con la consapevolezza di chi calpesta un terreno tanto affascinante quanto pericoloso.
