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Mostre

Le mostre temporanee della Galleria Borghese


Verso la mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti” – Parte 2

Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, e Claudio Sagliocco, giovane studioso, proseguono il dialogo con Ovidio in preparazione della mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti” che dal 23 giugno al 20 settembre 2026 sarà alla Galleria Borghese. All’origine della storia di Apollo e Dafne, narrata da Ovidio nelle Metamorfosi, non c’è il caso, ma un conflitto: quello tra il dio del sole e Cupido. Apollo, orgoglioso per aver sconfitto il mostruoso Pitone, incarnazione di un caos primordiale che minaccia l’ordine del mondo, deride il giovane dio dell’amore, ignorando la forza destabilizzante che questi rappresenta. È un errore fatale: l’amore, in Ovidio, è una potenza capace di sovvertire gerarchie, certezze e identità. Per vendicarsi, Cupido scaglia due frecce opposte: quella d’oro, che accende un desiderio irresistibile, colpisce Apollo; quella di piombo, che genera rifiuto e repulsione, trafigge Dafne. Da questo squilibrio nasce una delle dinamiche più drammatiche della mitologia: un amore non corrisposto che si trasforma in inseguimento. Dafne è una figura radicale: libera, ostile al matrimonio, devota a una vita selvatica e autonoma, simile a quella di Diana. Apollo, invece, è travolto da una passione crescente. Non si innamora soltanto della bellezza di Dafne, ma del suo movimento: della corsa, del vento che le scompiglia i capelli, dell’inaccessibilità che alimenta il desiderio. In Ovidio, la bellezza non è statica: nasce e si intensifica nel dinamismo, nella distanza, nell’atto stesso del fuggire. È proprio questo principio che troverà una straordinaria traduzione visiva nella scultura barocca di Gian Lorenzo Bernini, capace di trasformare il marmo in gesto, tensione e metamorfosi. L’inseguimento, però, cambia tono: da corteggiamento si fa caccia. Apollo insiste, parla, cerca di rassicurare, ma Dafne percepisce la minaccia. Come una preda, fugge finché comprende che l’unica via di salvezza è rinunciare a sé stessa. Chiede allora di essere trasformata: il suo corpo si irrigidisce, la pelle diventa corteccia, i piedi si radicano nella terra. Si tramuta in alloro. La metamorfosi è salvezza e perdita insieme. Dafne conserva la propria integrità solo abbandonando la forma umana e la propria bellezza, origine del desiderio che la inseguiva. Apollo, giunto troppo tardi, può solo abbracciare il tronco e sentire, sotto la corteccia, un’eco di vita.


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